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Una stanza, un confine, una materia che respira: il lancio di Cristallina Design

Aggiornamento: 10 lug

C’è un momento esatto in cui il silenzio cambia forma. Succede quando una porta si apre lentamente, e ciò che era invisibile fino a un attimo prima comincia a esistere. Il 10 giugno, a Villa Principe Leopoldo, quel momento ha avuto il profumo sottile della pietra e il suono antico di un’arpa. E ha segnato il lancio di Cristallina Design.


Il brand – svizzero, radicalmente contemporaneo – ha scelto di non presentarsi, ma di manifestarsi. In uno spazio custodito come un segreto, ha preso forma un’esposizione che non era solo mostra, ma dichiarazione. Un gesto inaugurale che afferma un’identità, traccia un’estetica, suggerisce una visione.


Collezioni come presenze

Dietro ogni collezione esposta, c’è un modo diverso di intendere la materia. E la materia, in questo caso, è il marmo Cristallina: unico nel suo genere, scavato nelle alture della Vallemaggia, attraversato da luce naturale, vivo di micro-stratificazioni che parlano di mari fossili, di tempo geologico, di intelligenza antica.

A dialogare con questa materia sono stati sei giovani designer internazionali – selezionati in collaborazione con l’ECAL – che non si sono limitati a progettare forme. Hanno costruito linguaggi.

  • Cristavino, di Alix Malamaire, fonde la ritualità del vino con la trasparenza della pietra: un elogio lento alla degustazione, alla luce, all’alchimia dei dettagli.

  • Corals, firmata da Min Jun Choi, stratifica ere e immaginari, trasformando la montagna in fondale marino, in un paradosso visivo che sembra fluttuare.

  • Blooming, di Esther Alcalde, raccoglie gesti quotidiani e li nobilita: il marmo come compagno intimo, non come monumento distante.

  • Natura, creata da Nuttiya Ratchtrachenchai, alterna levigatezza e ruvidità, come un paesaggio interiore inciso nella pietra.

  • Lavizzara, di John Stagaman, traduce in oggetto la grammatica del costruito alpino: la cava, la Chiesa di Mogno, il rigore compositivo.

  • Void Collection, di Helena Choi, gioca con l’assenza: è un invito alla contemplazione, uno spazio per l’interpretazione.


lancio di cristallina design
Natascia Finocchiaro Maurino, Alice Pedrazzini e Eleonora Grigoletto
Un racconto che si apre lentamente

La serata è iniziata con un racconto a tre voci: Alice Pedrazzini in dialogo con la curatrice Eleonora Grigoletto e con la fondatrice, Natascia Finocchiaro Maurino. Poi, l’apertura silenziosa della seconda sala, dove le collezioni si lasciavano scoprire una ad una, ognuna con il proprio respiro.

Gli ospiti – architetti, designer, showroom, giornalisti – non erano lì per “vedere” ma per ascoltare. Per lasciarsi attraversare da oggetti che non si impongono, ma si insinuano. Che non gridano, ma restano.


Il tempo inciso

Cristallina Design non è un marchio che aggiunge oggetti al mondo. È una visione che sottrae il superfluo per lasciare spazio al senso. Ogni pezzo è una soglia tra natura e pensiero, tra scultura e funzione. È design che lavora sul tempo, sulla memoria, sulla consistenza delle cose.

Nato da un'eredità lunga più di 130 anni – quella della famiglia Maurino e di Graniti Maurino SA, che ha riattivato la cava di marmo nel 2010 – il progetto si muove con passo preciso tra innovazione e artigianato, sostenibilità e sperimentazione, racconto e territorio.

Il debutto del 10 giugno è solo il primo atto. Il secondo è già in scrittura: nuove collezioni, nuove collaborazioni, una residenza in cava. Ma la voce – quella voce di pietra che si è fatta sentire quella sera – ha già preso corpo. E non può più essere ignorata.



 
 
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